sabato 14 novembre 2009
venerdì 13 novembre 2009
Diventa un delinquente anche tu!
"I procuratori non decidano la vita democratica". Uscendo dalla residenza romana del premier, Cosentino spiega che Berlusconi "ha preso atto" di questa posizione. "Gli ho spiegato le ragioni del territorio, non possono essere i procuratori - sottolinea - a decidere l'evoluzione democratica. Sulla mia candidatura c'è un largo consenso e non faccio un passo indietro".
Questo vuole dire che anche se sei un mafioso delinquente, ma tanti ti hanno votato, non puoi essere processato.
La maggioranza ha presentato al Senato il disegno di legge sul 'processo breve': 'Misure per la tutela del cittadino contro la durata indeterminata dei processi, in attuazione dell'articolo 111 della costituzione e dell'articolo 6 della convenzione europea sui diritti dell'uomo'. Tra le firme dei presentatori, quella del capigruppo e del vicecapogruppo del Pdl Maurizio Gasparri e Gaetano Quagliariello e del presidente dei senatori leghisti Federico Bricolo.
Durata ragionevole. Nell'articolo 1 del disegno di legge si fissano le modalità per la durata "ragionevole" dei processi, oltre la quale, se il ddl diventasse legge, il processo verrà estinto: "Non sono considerati irragionevoli i periodi che non eccedono la durata di due anni per il primo grado, di due anni per il grado di appello e di ulteriori due anni per il giudizio di legittimità, nonché di un altro anno in ogni caso di giudizio di rinvio. Il giudice, in applicazione dei parametri di cui al comma 2, può aumentare fino alla metà i termini di cui al presente comma".
Durissima la reazione dell'Associazione nazionale magistrati, che parla di "effetti devastanti sul funzionamento della giustizia penale in Italia". "Gli unici processi che potranno essere portati a termine - spiegano i vertici del sindacato dei magistrati - saranno quelli nei confronti dei recidivi e quelli relativi ai fatti indicati in un elenco di eccezioni che pone forti dubbi di costituzionalità".
Questo invece che se non ammazzi nessuno, caso in cui ci sono pene un po' più alte, quindi se rubi, se prendi mazzette o se le chiedi, etc... in questo caso riesci a saltare il processo.
I tribunali adesso sono lenti perche' sono saturi. Sarebbe più sensato procedere prima ad una riorganizzazione, invece che far dilagare l'impunità no?
Gli effetti del disegno di legge Gasparri-Quagliariello-Bricolo interromperanno tutto. E, in questo caso, le conseguenze non si limiterebbero alla posizione di Berlusconi, ma si estenderebbero anche a tutti gli altri imputati. Tra loro, anche il numero uno di Mediaset, Fedele Confalonieri, alcuni suoi manager e il potente mediatore di diritti tv statunitense, Frank Agrama. La richiesta di rinvio a giudizio, in questo caso, risale addirittura al 22 aprile 2005. Per tutti loro, incensurati, posizione prescritta, grazie al medesimo disegno di legge.
Diverso il capitolo Mills. Qui, infatti, sarebbe solo il Cavaliere a ringraziare i compagni di maggioranza, essendo l'unico imputato rimasto.
E quale governo vuole introdurre queste leggi?
La cosa che manda in bestia e' che tutto il PDL lavora per tenere Silvio ed la sua cricca fuori dalla galera, anche se gli spetterebbe un posto di diritto. Ma nessuno si accorge che il problema "Giustizia" c'e' solo perchè hanno come leader un mariuolo? Le famose "Toghe Rosse" perchè se la prendono solo con lui ed i suoi amichetti e non con Fini per esempio?
sabato 7 novembre 2009
Che vergogna!
Dure critiche alla decisione annunciata del cd di Viale Mazzini, e l'Usigrai attacca: "Scandalose nuove nomine". Bersani: "Vergognosa ingerenza della politica". Libertà e Giustizia: "Chiarire i criteri"
ROMA - Provoca reazioni e fa discutere, il caso Ruffini. Direttore di una Raitre in ottima salute, per ascolti e gradimento, ma a cui il dg Mauro Masi ha già annunciato che verrà sostituito, nel corso del cda di mercoledì prossimo. E così, oggi, è il giorno delle proteste. A partire da quelle dei volti noti della rete: Giovanni Floris, Serena Dandini, Carlo Lucarelli.
"Credo che uno come Ruffini - dice il conduttore di Ballarò sul sito di Articolo 21 - ogni azienda starebbe attenta a tenerselo stretto, essendo quello che ha tirato su la rete migliore, con i migliori ascolti e la migliore qualità". E dunque "io penso che se il Consiglio di amministrazione e i vertici Rai si occupano di Raitre debba essere solo per confermare una volta per tutte Paolo Ruffini ed evitare che si vada avanti ogni settimana chiedendosi se viene o no sostituito il direttore". Ma questo non avverrà, come Masi ha già confermano a colui che sarà allontanato.
Anche la Dandini - che su Raitre conduce il talk show Parla con me- interviene, sempre sulle pagine web di Articolo 21: "Per usare una parola gentile, l'idea di mandar via Ruffini mi sembra quantomeno inopportuna. E' assurdo, il mondo sembra andare al contrario: lo si vuole punire perchè è andato troppo bene?. E' vero che il presidente del Consiglio ha più volte fatto capire che Raitre è una rete che non gli piace, ma dal momento che ce ne sono altre, in tv non è mica obbligato a guardarla, può cambiare sempre canale...".
Quanto a Lucarelli, lo scrittore che conduce Blu notte si si pone una serie di domande: "Perchè cambiare allora? Non è che stiamo cambiando quando le cose funzionano proprio perchè funzionano? Questo è un sospetto molto antipatico che ci farà lavorare comunque male".
Ma ci sono anche altre dure critiche. Come quelle di Dario Franceschini: "Nominare il direttore di rete - dice, intervenendo all'assemblea del Pd - non è compito della politica, ma chiedere al governo di rispettare l'autonomia della tv pubblica è compito della politica". Pure il neosegretario Pierluigi Bersani interviene: "Vergognosa la continua pretesa della politica di voler dettare legge nel mondo dell'informazione".
Ancora più netti, in una nota congiunta, il senatore del Pd Vincenzo Vita e il parlamentare dell'Idv Giuseppe Giulietti: "Cacciando Ruffini - dichiarano - non vogliono soffocare solo Raitre, dando esecuzione ad una rappresaglia più volte annunciata dai fedelissimi del presidente del Consiglio".
"Perplessità e disagio" vengono espressi dall'associazione Libertà e Giustizia, riunita a Genova per l'assemblea nazionale, che rivolgendosi alla direzione della Rai chiede quali siano i criteri per "licenziare" un direttore che ha ben lavorato, ottenendo risultati oggettivi e indiscussi sugli indici di ascolto.
Ma ci sono anche altre ragioni di scontento, nel servizio pubblico. Ad esempio oggi il segretario dell'Usigrai (il sindacato interno dei giornalisti) Carlo Verna attacca: "Non ci risultano reti e testate scoperte - fa notare - ci risultano, invece, colleghi autorevoli senza incarico e stimiamo al momento per difetto un costo di quattro milioni di euro in un anno per le assunzioni dall'esterno. Quando ci si renderà conto che tutto ciò è scandaloso?". (7 novembre 2009)
Repubblica.it
martedì 27 ottobre 2009
Un novembre molto "tech" a Torino.
venerdì 9 ottobre 2009
La Canalis compra il pesce per Clooney

"Mentre lui è a lavoro, lei va a fare la spesa. Lui è George Clooney, impegnato nelle riprese per il film 'L'Americano', lei è Elisabetta Canalis nei panni della perfetta donna di casa. Qualcuno le ha chiamate prove tecniche di matrimonio quelle in corso a Sulmona tra i due. Nell'Antica pescheria di piazza Garibaldi la Canalis ha acquistato una spigola di quasi due chili e ha chiesto un consiglio su come cucinarla."
Estiqaatsi... pensa che e' bello che giovane squaw provveda al cibo del suo amato. Estiqaatsi ha detto.
giovedì 8 ottobre 2009
Nucleare, tre italiani su quattro non vogliono centrali in 'casa'
E' il verdetto che esce dall'indagine sulla democrazia energetica condotta dall'Istituto Format per conto di Somedia su un campione statisticamente rappresentativo della popolazione italiana di età superiore ai 18 anni (sono state effettuate 1.000 interviste con il sistema Cati dal 14 al 17 settembre 2009). L'atomo esce bocciato in modo netto, nonostante il lungo pressing del governo che ha aperto all'industria francese del settore, in forte difficoltà di bilancio e alle prese con l'aspro contenzioso giudiziario per l'impianto di nuova generazione che sta subendo un rinvio dopo l'altro in Finlandia."
http://www.repubblica.it/2009/04/sezioni/ambiente/nucleare3/nucleare-sondaggio/nucleare-sondaggio.html
Anche io sono contro il nucleare. Quando e se definiranno i siti per queste promesse centrali elettriche nucleari, allora quello sarà il momento di mobilitarsi. Ocio...
martedì 6 ottobre 2009
Lui blaga, ed io pago...
A Saluggia e' scoppiata una polemica politica su dove siano finiti dei soldi arrivati dallo stato per indennità, essendo Saluggia un comune con un deposito di scorie nucleari.La sinistra e la destra, attualmente la maggioranza, combattono a suon di manifestoni per per rimpallarsi la colpa di avere sia il sito nucleare, sia la colpa di chi si e' mangiato i soldi.
Il punto, comunque, non e' questo. Il punto e' che mentre la sinistra, i comunisti bolscevici, stampano manifesti con pochi colori con i propri soldi, la destra stampa manifesti e volantini a tutto colore a spese del Comune di Saluggia, con in primo piano il nostro Sindaco.
Ma dico io, se si deve litigare come scolaretti, non e' meglio farlo a spese proprie che con i soldi nostri!?!??! Ogni volta che piove mi entra l'acqua in casa dalla fogna, che comunque pago, e quando vado in comune dicono "non ci sono soldi", certo, se li sono spesi in manifesti e volantini e viaggi a Dallas! Ecchecacchio!
venerdì 11 settembre 2009
Ed ora olio di ricino!
"Un editto soft, una goccia cinese che scava la roccia fino all'obiettivo finale: addomesticare la Gabanelli, Fazio, la Littizzetto, Bertolino, "Parla con me", ridimensionare, cancellare forse. Silvio Berlusconi l'ha anche detto: quei programmi di Raitre non mi piacciono.
Senza i toni concitati di Sofia, ma l'ha detto. E da tempo il direttore generale Mauro Masi lavora per trovare un sostituto di chi Raitre la dirige con quei volti, con quegli artisti. Gioca di sponda, propone nomi su nomi, cerca professionisti dal curriculum impeccabile. Non spiega esattamente per quale motivo, ma va sostituito Paolo Ruffini, che gestisce la baracca da sette anni. Il resto, la normalizzazione dei programmi sgraditi, verrà da sé. "Dove lo vede Silvio tutto questo comunismo a Raitre, cosa c'è di anormale? Se il problema è che Fazio è un uomo e io una donna, ci operiamo. Così rientriamo nei loro canoni di normalità", scherza Luciana Littizzetto, appuntamento fisso del week-end di Che tempo che fa, pubblico trasversale, risate a sinistra e a destra. Magari questo dà fastidio.
La Rai della nuova era Berlusconi non vuole mandare nessuno a Casablanca, ma qualcuno a casa sì. Il pressing sul Partito democratico per avvicendare i vertici di Tg3 e Raitre e incrinare un'identità non è solo un'indiscrezione. Comunque ci sono anche gli indizi, i dati di fatto: l'intenzione resa esplicita da Masi di togliere la tutela legale a un programma di inchiesta che giocoforza si porta dietro grane su grane come "Report". E un giallo finora rimasto sottotraccia su "Che tempo che fa". Il contratto tra Rai e Endemol, la produzione del programma, non è ancora stato firmato. Un ritardo che appare poco tecnico e molto politico a sole tre settimane dalla messa in onda (3 ottobre).
Il senso di Raitre secondo Fazio è "mettere in luce la vera funzione del servizio pubblico: che è somma di voci, non sottrazione. È scambio di idee, pluralità, polifonia in una grande azienda culturale". L'idea di chiudere qualche bocca (e qualche programma) "mi sembra ancora prima che sbagliata anti-moderna. La televisione di tutti deve far parlare tutti anziché limitarsi a non dire niente".
Semmai la critica rivolta a Fazio è quella di essere troppo moderato, poco cattivo, accomodante. "Ma capisco l'imbarazzo di alcuni. Da noi si respira un'aria di libertà, per altri invece è scontato che i programmi si costruiscano sentendo le segreterie dei partiti".
Il paradosso dello scontro campale giocato sulla pelle di Raitre è che tutti i programmi sono ormai in rampa di lancio. "Parla con me" scatta il 29 settembre, "Report" cascasse il mondo, anche senza copertura legale, l'11 ottobre, Fazio la settimana prima. Ruffini gira come una trottola per le conferenze stampa della nuova stagione. Poi torna in trincea, nell'ufficio al primo piano di Viale Mazzini. Non pronuncia mai la parola censura, ma difende il carattere della rete che fu del maestro Guglielmi, il suo essere portabandiera del servizio pubblico. "Un'offerta multipla arricchisce la Rai, non la penalizza.
Il pluralismo è patrimonio collettivo", dice Ruffini. E se la direzione generale la pensa diversamente, commette un errore. "Perché fare delle tre reti un indistinto omogeneizzato? Avremmo l'effetto McDonald, che ha gli stessi panini in tutte le parti del mondo".
Dicono le malelingue che un ottimo uomo Rai come Giovanni Minoli sarebbe disposto a ridimensionare i volti noti e di successo della rete, sbarcando al posto di Ruffini. Dicono che non si preoccupi dell'opposizione dei consiglieri del Pd, pronto a incassare soltanto i voti della maggioranza. Ma dagli artisti, ai dirigenti e ai 100 lavoratori della terza rete, Ruffini continua a ottenere in queste ore sostegno e riconoscimenti che superano persino la prova del settimo anno di vita in comune.
Il direttore di Raitre sarà in piazza il 19 per la libertà di stampa. Anche Milena Gabanelli parteciperà. Con l'occhio sempre attento allo sviluppo della trattativa con la Rai per la tutela legale. "Report" punta allo scudo di Viale Mazzini perché se si crede in un prodotto lo si difende, altrimenti lo si cancella. E la filosofia della stakanovista Gabanelli è che delle due l'una: o si lavora pancia a terra a caccia di scoop o si perde la giornata a parlare con gli avvocati. "Ruffini - racconta Fazio - ha sempre garantito a me e alla mia squadra condivisione del progetto e assoluta autonomia. Sono elementi essenziali di qualsiasi lavoro, compreso il nostro".
Eppoi gli ascolti di Raitre vanno bene, dunque la "prima domanda non è chi al posto di chi, ma perché. Perché bisogna cambiare?". Per creare un coro monocorde al servizio del pensiero unico berlusconiano? "Nel servizio pubblico devono esserci tante verità - dice Ruffini - . Questa è la sua missione, nel rispetto degli spettatori, dell'editore, delle persone. Si vuole invece una verità di Stato? Allora siamo in Unione sovietica".
La Littizzetto, con la sua leggerezza, spiega bene cosa non va nell'assedio al fortino di Raitre. Per la comica c'entra la politica sì, ma anche "una grande confusione del Paese in cui nessuno si fida di nessuno e proliferano i più realisti del re". Gli ospiti di "Che tempo che fa" davvero importanti, davvero graditi dal pubblico non sono i Prodi, i Veltroni, gli esponenti della sinistra che secondo i falchi del Pdl occupano le poltrona bianca di fronte a Fazio senza contraddittorio e senza un bilanciamento di ospiti a destra. "Il nostro merito è di mettere in onda volti nuovi, assolutamente spiazzanti. Ceronetti non ha niente di televisivo, è un personaggio inconsueto, fuori dal coro e dal circuito. Eppure la sua presenza dà i brividi". L'"alto" dello scrittore torinese, il "basso" delle battute fulminanti della Littizzetto pochi minuti dopo. Anche questa è Raitre. "A Ruffini darei il Telegatto", esclama Luciana. Ma i vertici della Rai appoggeranno la candidatura?"
martedì 8 settembre 2009
Ciao Mike!
Mike Bongiorno è morto. Un infarto lo ha fermato a 85 anni, era a Montecarlo, dove stava trascorrendo alcuni giorni di riposo. Una notizia che coglie tutti di sorpresa. C'era da sempre, non aveva età. Se ne va un bel pezzo di storia della televisione italiana. Che lui ha contribuito in gran parte a inventare, rivoluzionare, arricchire, cambiare. Prima, importando dagli Stati Uniti il quiz televisivo. Poi, dando vita a format innovativi e a uno stile "diverso" di fare tv. "Uno straordinario esempio di laboriosità e capacità professionale", ha detto il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.
venerdì 28 agosto 2009
Venti domande...
1. Il 26 settembre 1968, la sua Edilnord Sas acquistò dal conte
Bonzi l'intera area dove lei, signor Berlusconi, edificherà Milano2.
Lei pagò il terreno 4.250 lire al metro, per un totale di oltre tre
miliardi di lire. Questa somma, nel '68, quando lei aveva 32 anni e
nessun patrimonio familiare a disposizione, era di enorme portata.
Oggi, tabella Istat alla mano, equivarrebbe a oltre 38.739.000.000
lire. Dopo l'acquisto, lei aprì un gigantesco cantiere edile, il cui
costo arriverà a sfiorare i 500 milioni al giorno, che in 4-5 anni
edificherà l'area abitativa di Milano2. Tutto questo denaro chi
gliel'ha dato, signor Berlusconi? Chi si nascondeva dietro le
finanziarie di Lugano? Risponda.
2. Il 22 maggio 1974 la sua società Edilnord Centri Residenziali
Sas compì un aumento di capitale che così arrivò a 600 milioni di lire
(4,8 miliardi di oggi. Fonte Istat). Il 22 luglio 1975 – un anno dopo
– la medesima società eseguì un altro aumento di capitale passando dai
suddetti seicento milioni a due miliardi (14 miliardi di oggi. Fonte
Istat). Anche in questo caso, che è solo l'esempio di alcune delle
tante e fortissime ricapitalizzazioni delle sue società, signor
Berlusconi, vogliamo sapere da dove e da chi le sono pervenuti tali
ingentissimi capitali in contanti. Se lei non lo spiega, signor
Berlusconi, si è autorizzati a ritenere che sia denaro di dubbia
origine, denaro dall'orribile odore.
3. Il 2 febbraio 1973, lei, signor Berlusconi, fondò un'altra
società: la Italcantieri Srl. Il 18 luglio 1975 questa sua piccola
impresa diventò una Spa, con un aumento di capitale a 500 milioni. In
seguito, quei 500 milioni diventeranno 2 miliardi, e lei farà in modo
da emettere anche un prestito obbligazionario per altri 2 miliardi.
Nell'arco di nemmeno tre anni, una sua società forte di un capitale di
20 milioni, appunto Italcantieri Srl, si trasformerà in un colosso,
moltiplicando per 100 il suo patrimonio. Come fu possibile? Da dove
prese, chi le diede, in che modo entrò in possesso, signor Berlusconi,
di queste fortissime somme in contanti? Risponda. Lo spieghi.
4. Il 15 settembre 1977 la sua società Edilnord Sas, signor
Berlusconi, cedette alla neo-costituita Milano2 Spa tutto il costruito
di Milano2 più alcune aree ancora da edificare. Tuttavia, quel giorno
lei decise anche il contestuale cambiamento di nome della società
acquirente. Infatti l'impresa Milano2 Spa cominciò a chiamarsi così
proprio in quella data. Quando fu fondata a Roma, il 16 settembre '74,
rispondeva al nome Immobiliare San Martino Spa, «forte» di lire
1.000.000 di capitale e amministrata da Marcello Dell'Utri, il suo
«segretario». Sempre il 15 settembre 1977, quel milione di salirà a
500, il 19 luglio 1978 a due miliardi. Un'altra volta: tutto questo
denaro da dove arrivò?
5. Signor Berlusconi, il cuore del suo impero, la notissima
Fininvest, lei sa bene che nacque in due tappe. Il 21 marzo 1975 a
Roma lei diede vita alla Fininvest Srl, venti milioni di capitale, che
l'11 novembre diventeranno 2 miliardi con il contestuale trasferimento
della sede a Milano. L'8 giugno 1978, ancora a Roma, lei fondò la
Finanziaria di Investimento Srl, soliti 20 milioni, amministrata da
Umberto Previti, padre del noto Cesare. Il 30 giugno 1978, quei venti
milioni diventeranno 50, e il 7 dicembre 18 miliardi (81 miliardi di
oggi). Il 26 gennaio 1979 le due «Fininvest» si fonderanno. Ebbene,
questa gigantesca massa di capitali da dove arrivò, signor Berlusconi?
6. Signor Berlusconi, lei almeno una volta sostenne che le 22
holding alla testa del suo impero societario vennero costituite da
Umberto Previti per pagare meno tasse allo stato. Nessuno dubiterà mai
più di queste sue affermazioni, quando lei spiegherà per quale ragione
affidò consistenti quote delle suddette 22 holding alla società
Par.Ma.Fid. di Milano, la medesima società fiduciaria che nel medesimo
periodo gestì il patrimonio di Antonio Virgilio, finanziere di Cosa
Nostra e grande riciclatore di soldi sporchi per conto di Alfredo e
Giuseppe Bono, Salvatore Enea, Gaetano Fidanzati, Carmelo Gaeta e
altri boss della mafia siciliana operanti a Milano. Perché la
Par.Ma.Fid.?
7. E' universalmente noto che lei, signor Berlusconi, come
imprenditore è nato col «mattone» per poi approdare alla tivù. Ebbene,
sul finire del 1979, lei diede incarico ad Adriano Galliani di girare
l'Italia ad acquistare frequenze televisive, ed infatti Galliani si
diede molto da fare. Iniziò dalla Sicilia, dove entrò in società con i
fratelli Inzaranto di Misilmeri, frazione di Palermo, nella loro
Retesicilia Srl. Soltanto che Giuseppe Inzaranto, neo-socio di
Galliani, era anche marito della nipote prediletta di Tommaso
Buscetta, che nel 1979 non è un «pentito», è un boss di prima
grandezza. Questo lei lo sapeva, signor Berlusconi? Sapeva di aver
sfiorato i vertici della mafia?
8. E' certo che a lei, signor Berlusconi, il nome dell'Immobiliare
Romana Paltano non può risultare sconosciuto. Certo ricorda che nel
1974 la suddetta società, 12 milioni di capitale, finì sotto il suo
controllo amministrata da Marcello Dell'Utri. Fu proprio sui terreni
posseduti da questa immobiliare che lei edificherà Milano3. Così pure
ricorderà, signor Berlusconi, che nel '76 quel piccolo capitale di 12
milioni salirà a 500 e il 12 maggio 1977 a 1 miliardo. Inoltre lei
modificherà anche il nome a questa impresa, che diventerà la notissima
«Cantieri Riuniti Milanesi Spa». Ancora una volta: da dove prese, chi
le fornì i 988 milioni (5 miliardi d'oggi) per quest'ennesima
iniezione di soldi?
9. Lei signor Berlusconi, certamente rammenta che il 4 maggio 1977
a Roma fondò l'Immobiliare Idra col capitale di 1 (un) milione. Questa
società che possiede beni immobiliari pregiatissimi in Sardegna,
l'anno successivo – era il 1978 – aumentò il proprio capitale a 900
milioni di lire in contanti. Signor Berlusconi, da dove arrivarono gli
899 milioni che fecero la differenza? E poi: da dove, da chi, perché
lei entrò in possesso delle stratosferiche somme che le permisero di
far intestare all'Immobiliare Idra proprietà in Costa Smeralda – ville
e terreni – il cui valore è da contarsi in decine di miliardi? Dica la
verità, signor Berlusconi. Sveli anche questo mistero impenetrabile.
10. Signor Berlusconi, in più occasioni lei ha usato – vedi
l'acquisto dell'attaccante Lentini dal Torino Calcio, ad esempio – la
finanziaria di Chiasso denominata Fimo. Anche in questo caso, come in
precedenza per la finanziaria Par.Ma.Fid., ha scelto una società
fiduciaria al cui riguardo le cronache giudiziarie si sono largamente
espresse. La Fimo, infatti, era la sede operativa di Giuseppe Lottusi,
riciclatore di soldi sporchi dalla cosca dei Madonia, e Lottusi il 15
novembre del 1991 verrà condannato per questo a 20 anni di reclusione.
Ebbene, la transazione per l'acquisto di Lentini, tramite la Fimo,
avvenne nella primavera del 1992. Perché la Fimo, signor Berlusconi?
e le altre 10:
1. Quando, signor presidente, ha avuto modo di conoscere Noemi
Letizia? Quante volte ha avuto modo d'incontrarla e dove? Ha
frequentato e frequenta altre minorenni?
2. Qual è la ragione che l'ha costretta a non dire la verità per due
mesi fornendo quattro versioni diverse per la conoscenza di Noemi
prima di fare due tardive ammissioni?
3. Non trova grave, per la democrazia italiana e per la sua
leadership, che lei abbia ricompensato con candidature e promesse di
responsabilità politiche le ragazze che la chiamano «papi»?
4. Lei si è intrattenuto con una prostituta la notte del 4 novembre
2008 e sono decine le "squillo" che, secondo le indagini della
magistratura, sono state condotte nelle sue residenze. Sapeva che
fossero prostitute? Se non lo sapeva, è in grado di assicurare che
quegli incontri non l'abbiano resa vulnerabile, cioè ricattabile –
come le registrazioni di Patrizia D'Addario e le foto di Barbara
Montereale dimostrano?
5. È capitato che "voli di Stato", senza la sua presenza a bordo,
abbiano condotto nelle sue residenze le ospiti delle sue festicciole?
6. Può dirsi certo che le sue frequentazioni non abbiamo compromesso
gli affari di Stato? Può rassicurare il Paese e i nostri alleati che
nessuna donna, sua ospite, abbia oggi in mano armi di ricatto che
ridimensionano la sua autonomia politica, interna e internazionale?
7. Le sue condotte sono in contraddizione con le sue politiche: lei
oggi potrebbe ancora partecipare al Family Day o firmare una legge che
punisce il cliente di una prostituta?
8. Lei ritiene di potersi ancora candidare alla presidenza della
Repubblica? E, se lo esclude, ritiene che una persona che l'opinione
comune considera inadatta al Quirinale, possa adempiere alla funzione
di presidente del consiglio?
9. Lei ha parlato di un «progetto eversivo» che la minaccia. Può
garantire di non aver usato né di voler usare intelligence e polizie
contro testimoni, magistrati, giornalisti?
10. Alla luce di quanto è emerso in questi due mesi, quali sono,
signor presidente, le sue condizioni di salute?
Quando risponde?
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